Nobody sistemava i pezzetti di un puzzle sul tappeto quando sentì un rumore secco – uno schiaffo – dalla cucina. Corse fuori senza scarpe, i piedi nudi toccarono l’asfalto freddo. Il viso le era rosso per il vento e il respiro le affannava i polmoni, ma non si fermò. Verso la casa dell’amica Some, che intravedeva in fondo alla via.
Un cane nel giardino accanto abbaiò e lei si fermò di colpo. Poi riprese a correre mentre il suo scarpino sinistro lasciava una traccia di fango sulla strada. Stringeva le manine e tirava dritto, perché Some era l’unica che sapeva tranquillizzarla. Il suono dei passi del cane la spinse ad accelerare, e la casa di Some diventava sempre più grande.
Raggiunse la via dove si trovava la casa di Some, ma la porta era chiusa e nessun lume era acceso. Le mani le tremavano mentre provava a bussare, ma il legno faceva un suono sordo e vuoto. Si asciugò gli occhi con il dorso della mano e stava per voltarsi, quando sentì un fruscio dietro la siepe.
Proprio quando stava per allontanarsi, la luce della cucina si accese e Some comparve alla finestra con un asciugamano in mano – aveva sentito i passi di Nobody. Some uscì di corsa e la guardò, sorpresa. «Che succede?» chiese.
Nobody non riuscì a parlare subito, perché la gola era secca e le parole non uscivano. Si portò una mano alla bocca, cercando di trovare le parole. Nulla venne fuori. Some le tese una mano e la attirò verso la porta. «Entra,» disse. «Fermati un attimo.»
La attraversarono in silenzio, scalzi sul parquet fresco. Nulla nel corridoio suggeriva che qualcuno fosse appena tornato. Solo l’odore di pane appena sfornato aleggiava nell’aria. La bambina sentiva il calore dei suoi piedi contro il legno lucido.
Some la condusse in salotto, dove c’era un vaso con dei fiori secchi che Nobody adorava. Li toccò con le punte delle dita, come faceva sempre quando aveva bisogno di pace. «Vuoi sederti?» chiese.
Lei annuì e si mise seduta sul divano, stringendosi le ginocchia al petto. Some rientrò dalla cucina con due tazze di latte caldo e le porse una. «Bevi,» disse. «Ti rasserenerà.»
Nobody bevve un sorso, sentendo il calore scenderle lungo la gola. Le guance le bruciavano ancora, ma qualcosa dentro di lei si stava allentando. «Grazie,» mormorò, senza guardare l’amica.
Some si sedette accanto a lei, senza parlare. La sera calava fuori dalla finestra, tingendo i fiori di viola. «Se vuoi, possiamo chiamare la mamma insieme,» suggerì piano.
Nobody sollevò lo sguardo, poi annuì. Un sorriso debole le sfiorò le labbra mentre stringeva la tazza tra le dita. «Sì,» disse. «Per favore.»
Some prese il telefono dalla tasca della cardigan e compose il numero. Nobody ascoltò il primo squillo, poi il secondo, e finalmente sentì la voce della mamma dall’altra parte. «Sono qui,» sussurrò. «Tutto ok.»