Mìra tamburella lo schermo. Ancora. E ancora. «Mìra, tesoro!» La nonna grida dal giardino. Le dita di Mìra restano incollate al blu.
Uno scricchiolio secco. Un bruco verde atterra sul tavolino e striscia piano verso il bordo. Le dita di Mìra si fermano.
Il bruco scivola oltre il bordo. Scompare tra le foglie. Mìra alza lo sguardo.
Il cielo è tutto giallo e largo. Sulla siepe di rosmarino, un puntino verde fa il suo scricchiolo. «Oh.»
Le sue dita spingono il tablet da parte. Lei preme il naso contro il vetro freddo della finestra.
Mìra scalpita nel giardino dietro il puntino verde. Il fango scricchiola sotto i piedi nudi. Una vespa le ronza dritta all'orecchio.
Lei si piega. La foglia sotto è più larga di tutto lo schermo. Le venature sono fiumi minuscoli.
Mìra tira via la foglia. Guscio dorato: trema, si spacca. Ali verdi e arancioni escono, fradicce, si aprono piano.
Mìra resta ferma, bocca aperta. Si siede sull'erba, gambe incrociate. Il tablet giace sulla panchina.
La farfalla vola lenta, in cerchi. L'erba le solletica le caviglie. L'ala fa un suono sottile, di carta leggera.