Lino sbatte le zampine sul sentiero. Cricc-cricc, cricc-cricc. Le foglie arancioni rotolano ai suoi piedi.
Un colpo di vento gli rovescia le foglie in faccia. Due restano incastrate tra le orecchie. Lecca il musetto.
Lino cerca la foglia più colorata. Una, rossa brillante, brilla tra l'erba secca. La solleva.
Scivola sulla pietra bagnata. La foglia rotola via, veloce. Scomparsa sotto il fungo.
Lino slissa in ginocchio. Troppo tardi. Sotto il fungo, solo terra umida.
Ne scorge una dorata, con un ricciolo viola. Perfetta. La afferra e la alza in alto.
Il vento gliela strappa. Su. Su. Fino alla cima della quercia. Lino si stiracchia.
Quasi. Il naso sfiora il ramiello. Poi scivola di nuovo giù.
Il ramo scricchiola. Una foglia d'acero a strisce arcobaleno gira nell'aria, piano. Con una stellina rossa al centro.
Piuma. Piuma. Piuma. Atterra sulle zampe. Oh.
Lino la infila sotto il braccio. Punta-punta lungo il sentiero croccante. Crisch, crisch, fino alla tana.
La posa sullo scaffale, accanto alle altre tre. Annusa muschio e vento. Chiude la porticina. Fuori, il bosco sussurra.