Amanda era accovacciata accanto all'albero, una tazza di cioccolata in mano. Un elfo piccolo come un granello pendeva a testa in giù, facendo tintinnare un minuscolo campanellino. «Non ancora!» sussurrò.
La bocca le si spalancò. La cioccolata traboccò e plop, cadde a terra. L'elfo si dileguò in un baleno, lasciando un filo d'argento intrecciato tra le sue dita.
L'elfo rimbalzò sulle ginocchia di Mamma, con una minuscola corona di caramelle mollicce in testa. Ding. Ding. Mamma diede un gridolino. Il giornale di Papà si accartocciò nella sua mano.
L'elfo si alzò il cappellino e svanì. Poi—puff!—riapparve aggrovigliato nelle calze di Natale, che aveva annodato in un groviglio.
Amanda seguì il filo d'argento fino al cappello del camino. L'elfo fece uno squittioso RRRRIIAAAAPPP con un trombone di carta da caramella. La tazza di cioccolata di Mamma saltò via dal tavolo.
Papà afferrò Amanda per la spalla. L'elfo fece un inchino, si asciugò il chewing-gum dal mento e puntò il dito verso l'albero.
L'elfo srotolò un disegno tremolante fatto a pastello da dietro l'orecchio: tre figure storpacciate che si rannicchiavano sotto l'albero. Premé il foglio stropicciato nelle mani di Amanda.
Amanda alzò lo sguardo. Mamma e Papà l'avevano già stretta forte a sé, rannicchiati insieme sulla moquette. La cioccolata era ormai fredda sul tavolo. Sbatté le palpebre, poi sorrise.
Il minuscolo elfo si infilò nel guanto di Amanda e si fece tutto immobile, rannicchiandosi ben stretto. Lo mise al caldo, accarezzando dolcemente il tessuto.
In tre sedevano in mezzo al disordine—calze annodate, cioccolata fredda, briciole ovunque. Dentro la sua tasca, un minuscolo campanellino tintinnava. Amanda rise.







