Una voce grandissima riempiva la stanza. Un dito gigante le puntava addosso. Le parole correvano veloci.
La stanza divenne buia. Il dito gigante continuava a puntare. Luma si rannicchiò in un angolo, così piccola che sembrava una formichina.
Ma dalla tasca della sua giacchetta arrivava un leggero ticchettio.
Luma affondò la mano nella tasca e tirò fuori un piccolo lucchetto di carta.
Lo strinse tra le mani e soffiarci sopra — 'Per favore, accendi'.
Il soffio fece frusciare la carta. Il lucchetto rimase buio. Luma abbassò gli occhi.
All'improvviso, dal lucchetto emerse una luce calda e dorata. Un lieve tintinnio riempì l'aria.
La voce tornò a tuonare. Un vento fece tremare la luce.
Luma tenne il lucchetto vicino al petto e lo coprì con le mani. La luce tremitava ma non si spense.
Luma cantò una ninnananna. La sua voce era fragile ma chiara.
La luce del lucchetto si stabilizzò e pulsò più forte.
Luma rise. 'Non ti spengo!' disse.
Il dito gigante si ritrasse. La voce divenne un sibilo lontano.
La luce dorata riempì la stanza. Si videro il comodino, il letto e il gatto che dormiva sotto la poltrona.
Luma posò il lucchetto sul comodino e si sdraiò.
Il lucchetto brillò come una piccola stella. Dalla tasca della giacchetta appesa alla sedia, il piccolo lucchetto continuava a illuminare la stanza.