Nero sonnecchia sul cuscino della finestra, le orecchie che tremano piano. Una manina si allunga. Zomp. Un mrow secco, la mano ritrae con un piccolo «aah!»
La zampa artiglia, i piccoli denti si mostrano. La manina indietreggia di scatto, dita che si stringono. Sul cuscino, Nero resta immobile, le orecchie girate di lato.
Le zampe scivolano sul tessuto: traballa, traballa. Nero pende dal bordo, una zampa che penzola nel vuoto. Il mrow adesso suona più piccolo.
La persona si siede sul tappeto, ginocchia abbracciate. Apre il libro: le pagine frusciano, shhh, shhh. La luce cade obliqua, dorata. Nessuna mano si allunga questa volta.
Nero sbircia da dietro una gobba del tessuto, la coda che si muove piano. Un occhio, poi l'altro. Questa volta niente mrow.
Un piattino compare: latte caldo, vapore sottile. Nero annusa, il muso che trema. Zop, zop, zop. L'ombra gli cade addosso. Si irrigidisce. Ma non scappa.
La mano aperta sul tappeto, senza afferrare. Nero zoppica avanti — zop-zop-zop — e posa il mento. La coda si avvolge al polso. Pensa: nessuno scappa più.
La persona si stende sul tappeto. Nero si accuccia nel braccio, zampe piegate in ordine, una sul polso. Le pagine volano via, una per una. Shhh... silenzio. La zampa non si sposta.