Rino aspetta nella sua tana, il muso appoggiato alla pietra fredda. Le zampine incrociate, gli occhi socchiusi. Fuori c'è solo il buio e il silenzio.
*Tic.* Un fiocco tocca il naso di Rino. Sbircia oltre il buco della tana: il mondo è diventato tutto bianco.
Rino spinge il muso fuori dal buco. Un piedino tocca la neve. *Cruc.* E poi l'altro. *Cruc.* Due piedini sulla neve fresca.
Rino zampetta sul prato innevato. *Cruc, cruc, cruc.* La neve scricchiola a ogni passo. Rino raccoglie un pugno di neve e lo stringe: è morbida e fresca.
Rino preme la neve tra le zampine. Morbida. Fresca. La stringe e la preme. Ne esce una forma rotonda. Quasi una pallina.
Rino rotola la sua pallina sulla neve. Gli aculei si conficcano dentro, uno dopo l'altro. La pallina viene storta, piena di buchini piccoli.
Rino guarda la pallina storta. *No, no, no.* Riprova. Preme di nuovo. Questa volta è ancora più storta. Peggio. Ancora più piena di puntini.
Rino alza la pallina e la guarda. Poi ride, una risata grande che fa cadere i fiocchi dal dorso. *Tum, tum.* La pallina storta rimbalza. *Che pallina buffa,* pensa Rino.
Rino si siede nella neve. Abbraccia la sua pallina storta, piena di puntini. La accosta forte al petto. È la sua pallina.
Un fiocco gli atterra sulla punta del muso. Rino non lo tocca. Lo tiene lì, immobile. La sua pallina storta. La sola al mondo.