Nella tana buia, Clover si tira le orecchie molli sopra gli occhi. CRACK — il tuono fa cadere pezzetti di terra su per il naso.
Spunta con un occhio: il cielo sulla cima diventa viola scuro, e i fiori selvatici si piegano, si piegano, si piegano.
Clover fa un minuscolo balzo verso l'ingresso della tana. Il vento SOOOFFIA e gli appiattisce i baffi; fruscio, fruscio, fruscio fa l'erba dorata.
fruscio, fruscio, fruscio fa l'erba dorata, e lui preme gli zoccoli sulla terra fresca. Poi, un altro balzo.
Clover balza oltre il ruscello argenteo. SPLASH! Atterra dritto in una pozzanga e l'acqua gli schizza su la schiena, inzuppando tutta la coda.
Starnutisce, scuote la testa in una pioggia di goccioline e fa un altro balzo sulla riva fangosa.
Clover si arrampica fino alla cima, dove gli animali sono rannicchiati con il muso a terra, annusando l'aria umida. Si fa largo tra loro, con le orecchie ancora che stillano.
e squittisce: «La tempesta!» — piccolo, appena un filo di suono. Tutta la collina si fa silenziosa sotto un lungo ululato di vento.
Gli animali lavorano insieme per coprire i fiori selvatici, mentre la pioggia comincia a battere dolcemente. Clover si siede a fondo cerchio.
con un orecchio ancora umido, gli zoccoli ripiegati sotto di sé. Un petalo solo plana e gli posa sul naso, e lui trasalisa.