Spino cammina nel bosco. Scric, scric, scric: le zampette schiacciano foglie rosse. Il bosco profuma di terra bagnata e di autunno.
CRACK! Una foglia enorme gli crolla addosso, proprio sul naso. Spino sbatte le orecchie all'indietro.
«AAACH!» Sbuffa forte, e una nuvoletta di polvere dorata esplode nell'aria. Le zampette tremano ancora.
Spino si china e afferra. Brrit, frrit: le foglie gli scivolano via, ogni volta. L'odore di terra umida gli sale fino al naso.
Poi la vede: un cerchio di luce dorata sul muschio. Al centro, una foglia arancione perfetta, piegata come una piccola tazza. I bordi brillano.
Stende una zampa, piano piano. Il polpastrello tocca il bordo. È più leggera di una piuma.
La solleva e la preme contro il petto. Frrit — una volta sola — poi silenzio. Orecchie appiattite, resta fermo. E russa: «Heh!»
La infila sotto una zampa e cammina. Scric, scric, scric: la foglia spunta fuori, i bordi che brillano. Lontano, un'altra foglia scivola dal ramo. Ma questa è sua.