Zefiro si ferma al ciglio della scogliera, le zampe anteriori sollevate da terra. Il vento gli porta odori di pino, sale e terra sconosciuta, e lui inarca il collo per fiutare più a fondo. Le sue orecchie si girano verso il mare, catturando il richiamo lontano di un uccello che vola oltre l'orizzonte.
Zefiro fa un passo avanti, poi un altro, le unghie che scricchiolano sulla ghiaia. Il terreno sotto di lui è morbido, ma il salto nell'ignoto lo fa esitare, e un ciuffo d'erba secca gli si attorciglia tra i ferri. Si ferma, annusa l'aria salmastra, e poi riprende a camminare, incuriosito da un sentiero nascosto tra le rocce.
Mentre sale lungo il pendio, Zefiro trova un vecchio cavallo di legno abbandonato, dipinto di blu, con una sella ancora attaccata. Lo annusa, lo spinge con il muso, e il legno cigola come se stesse per prendere vita. Si ferma, le orecchie tese, e per un attimo giura di sentire un altro respiro accanto a sé — poi un soffio di vento fa dondolare la figura vuota.
Zefiro inciampa su una radice e rotola giù per un piccolo dirupo, atterrando in un prato di fiori selvatici proprio oltre il bordo della scogliera. Si alza, si scuote, e i fiori gialli gli si impigliano nella criniera nera. Il mondo si apre davanti a lui: colline ondulate, un ruscello che brilla, e l'orizzonte che non finisce mai.
Zefiro galoppa, le zampe che colpiscono la terra con gioia, il vento che gli porta via ogni esitazione. Si ferma in cima a una collina e guarda lontano, oltre le montagne, verso terre che non ha mai sognato.
Le sue narici si dilatano, e un nuovo odore — dolce e straniero — gli fa tremare i ferri di gioia. Si ferma, le orecchie alte, e respira profondo come se il mondo intero potesse entrare dentro di lui.
Il vento soffia forte e porta con sé i profumi di tutte le terre lontane. Zefiro chiude gli occhi per un attimo e li riapre, e il sentiero tra le rocce sembra chiamarlo più in là, oltre la collina.
Corre giù per il pendio, le zampe leggere come piume, e il prato si allunga davanti a lui come un nastro dorato. Ogni passo lo porta più vicino a quel qualcosa che sente ma non vede ancora.
Il sole scende basso e tinge tutto di miele. Zefiro si ferma al ciglio di un nuovo dirupo e guarda: il mare brilla di viola e arancione, e una costa desconosciuta si staglia all'orizzonte.
Respira profondo una volta ancora, e il nuovo odore — sale, pino, terra lontana — gli dà la certezza che il viaggio è appena iniziato. Le orecchie si voltano verso il mare, e lui fa il primo passo.